A metà strada

 

«Più invecchio anch'io, più mi accorgo che l'infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi in cui ci è dato vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita. Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito. E tutto l'intervallo sembra un vano tumulto, un'agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si chiede perché si è dovuto passare.» Marguerite Yourcenar

 

Sette anni fa, nel giro di pochi mesi, è nata mia figlia, è improvvisamente morto mio padre, e sono sopravvissuta ad un incidente mortale.

Ecco, leggendo queste righe ho ritrovato il sapore ed il senso di quei giorni, di quei mesi, di quel tempo sospeso tra culle, tombe, ospedali, incastrata in un corpo immobile, dolente e trasformato, difficile da riconoscere, un tempo in cui ho trovato un indescrivibile silenzio. Come se l'insensato ballo mascherato fosse finalmente finito, o meglio, non fosse mai davvero esistito.

 

A volte allora mi sono chiesta se sarei riuscita a riprendere il mio lavoro. Se sarei stata di nuovo disposta ad accogliere le incertezze, le paure, gli sforzi e le maschere di chi a volte mi chiede sostegno senza essere davvero disposto a darsene. Se avrei ancora trovato una ragione per credere che quel "vano tumulto" in cui trascorriamo gran parte della nostra vita sia una cosa seria.

Se avrei ritrovato la pazienza di ascoltare in me e in altri tanti piccoli grandi problemi quotidiani senza vederli solo come....si, passatempi....

 

Due giorni fa, in un seminario, una donna raccontava la sua esperienza con il tumore come un risveglio che l'ha liberata da quell'armatura di creta che la circondava, separandola dalla Vita, e ha condiviso con noi la leggerezza e la gioia che l'incontro con la sua mortalità le ha regalato, l'amore per la vita che ha trovato e la stupita scoperta della felicità per le piccole cose. Per ciò che c'è già.

 

Abbiamo pianto con lei ascoltandola.

E ascoltandola ancora una volta ho sentito il desiderio e l'urgenza di svegliarci alla Vita senza aspettare il momento in cui stiamo per perderla.

 

E' un'urgenza che a volte si fa dolorosa, ed è ciò che mi spinge a fare ciò che faccio. Paradossalmente diventa la mia lotta quando ho bisogno di lottare, e mi dimentico di accettare. E' una ferita, quando precipito di nuovo nell'illusione che qualcosa dipenda da me. 

E' uno sforzo, quando inciampo. Ma è anche il mio tempio quando finalmente ricordo.

 

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