Meditazione e Mindfulness

Io sono la Luna, dappertutto e in nessun luogo. 

Non cercarmi al di fuori; abito nella tua stessa vita. 

Ognuno ti chiama verso di sé; io ti invito solo dentro te stesso.

La poesia è la barca e il suo significato è il mare.

Vieni a bordo, subito! Lascia che io conduca questa barca!

RUMI

Mindfulness

Mindfulness, in ambito psicologico, significa essenzialmente consapevolezza dei propri pensieri, azioni e motivazioni.

 

Il concetto di Mindfulness deriva dagli insegnamenti del Buddismo (Vipassanā), dello Zen e dalle pratiche di meditazione Yoga, ma solo ultimamente questo modello è stato assimilato ed utilizzato come paradigma autonomo in alcune professioni d’aiuto italiane, europee e soprattutto d'oltre oceano.

 

Mindfulness vuol dire capacità di prestare attenzione, momento per momento, nell'hic et nunc, intenzionalmente e in modo non giudicante, al fine di ridurre la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza, che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

 

Migliorare questa modalità di prestare attenzione permette di cogliere, con maggiore prontezza, il sorgere di pensieri negativi che contribuiscono al malessere emotivo e di riconoscere i meccanismi automatici e condizionati che ne stimolano la proliferazione.

 

La padronanza dei propri contenuti mentali e degli stili abituali di pensiero, ovvero la capacità di automonitoraggio e metacognizione, permette maggiori possibilità di esplorazione, espressione e in seguito distacco da tali contenuti.

Una gran quantità di pensieri negativi deriva dalla critica che il soggetto fa a se stesso per il fatto di sentirsi ansioso, depresso o a disagio. Ai pensieri negativi primari che alimentano i disagi emotivi, si aggiungono ulteriori pensieri improduttivi, o secondari, su di sé. Questo meccanismo di autoaccusa e autobiasimo genera una spirale che dà origine al ruminio depressivo. La persona si pone così in una condizione di nemica di se stessa, anziché di alleata di se stessa.

L'allenamento della consapevolezza permette di affinare l'attenzione verso questi meccanismi che deteriorano l'umore e depotenziano le capacità di ripresa psicologica, stimolando invece l’accettazione di sé e della realtà, sempre meno interpretata alla luce perturbante dei propri condizionamenti.

 

La teoria della mindfulness parte dalla riscoperta di metodi di cambiamento psicologico improntati a modalità intuitive di conoscenza di sé, in integrazione a metodi discorsivi e verbali di risoluzione dei problemi. In altri termini, prima di promuovere la messa in discussione delle convinzioni erronee o irrazionali che generano la sofferenza, il facilitatore agisce aiutando innanzitutto la persona a cambiare la relazione con i propri contenuti mentali. Si è arrivati ad osservare che gran parte della sofferenza dipende infatti dall'identificazione coi pensieri ("io sono i miei pensieri", "i pensieri sono fatti"), mentre il primo passo verso il cambiamento avviene grazie ad un allontanamento cognitivo dalle esperienze che si impongono nel campo di coscienza ("io ho dei pensieri", "i pensieri sono ipotesi").

 

Tale cambiamento genera la capacità flessibile di operare, quando necessario, un distacco dai contenuti mentali, che consente di osservarli con maggiore chiarezza. Questo distacco (detached mindfulness) diminuisce la reattività automatica che conduce ogni essere umano a profondere rapidi sforzi per evitare la sofferenza. Sforzi che, ironicamente, possono essere di per sé apportatori di ulteriore sofferenza, poiché si basano su ideali irrealistici, rimarcano l'inaccettabilità del momento presente e pongono gli obiettivi di felicità nel futuro.

 

La mindfulness promuove esperienze di accoglimento del presente, di comprensione più ampia e delicata delle difficoltà e di tolleranza delle emozioni e delle percezioni negative quali esperienze da includere ed attraversare con equanimità nel proprio percorso esistenziale.

 

Equanime è quello stato emotivo stabile, responsivo e non reattivo, propizio alla focalizzazione dell’attenzione sul momento attuale e caratterizzato da costanza dell’umore, distacco e serenità al cospetto delle cose e dei fenomeni effimeri (…) Tendiamo ad essere particolarmente ignari che pensiamo virtualmente per tutto il tempo. Il flusso incessante dei pensieri che attraversano la mente ci lascia pochissimo spazio per la quiete interiore. E ci concediamo comunque pochissimo prezioso spazio semplicemente per essere, senza dover sempre correre qua e là a fare cose. 

Le nostre azioni sono tutte impulsive piuttosto che intraprese con consapevolezza, sono controllate da quei pensieri e impulsi perfettamente ordinari che attraversano la mente come un fiume in piena, se non come una cascata. Veniamo presi dalla corrente che ci imprigiona e sommerge le nostre vite mentre ci trasporta in luoghi dove possiamo non voler affatto andare e senza nemmeno renderci conto di dove stiamo andando.

Meditare significa imparare come uscire da questa corrente, sedersi sulla sua riva ad ascoltarla, imparare da essa e quindi usare l’energia per guidarla piuttosto che esserne tiranneggiati. Questo processo non accade magicamente da sé. Richiede sforzo; e noi chiamiamo lo sforzo di coltivare la capacità di stare nel momento presente «pratica» o «pratica della meditazione». (J.Kabat-Zinn)

 

Frequentare un corso, come meditare in gruppo, è molto importante all’inizio della pratica perché  consente di esplorare insieme una dimensione totalmente assente dalla nostra vita quotidiana, e di condividere dubbi e incertezze che naturalmente sorgono quando ci davanti ai nostri pensieri.

 

Nei diversi corsi vengono proposte di volta in volta tecniche diverse, affinché ognuno possa trovare la modalità più consona per dedicarsi alla meditazionne.

 

Per informazione sui corsi in programma e sui gruppi di pratica contattami.