Il giorno senza dio

Per me il Sabato Santo è sempre stato un giorno malinconico. Il giorno senza dio.

Dopo il pathos del venerdì e prima della rinascita uno spazio di silenzio senza consolazione.

Negli ultimi giorni ho fatto lavorare il mio lato ossessivo-compulsivo e ho messo in ordine la libreria. Ma non in ordine e basta. In ordine di colore... 

Si, contro ogni logica pratica ho scelto di fare una cosa che ho sempre sognato ma mi sembrava impossibile, generando accostamenti entusiasmanti e deliziando la mia esteta interiore:

Borges tra Mauro Corona e il trono di spade, Yourcenar che si appoggia a Tondelli, Kremer sposato a Reich. Vertigine di possibilità inattese.

Avalon e la coltivazione degli iris.

Riprendere in mano i miei libri, riaprirli, toccarli, mi ha dato una specie di brivido di libidine, anche se sono miei e li ho anche già letti, ma possederli e pensare di rileggerli aveva un che di erotico, famelico. Eccitante. 

E insieme è stato anche un viaggio indietro nel tempo, a tratti doloroso. Buttare via cose, appunti, libri studiati, le cassette di quando insegnavo aerobica, gli appunti per la tesi, i pizzini di mio padre. Il pensiero che è stato necessario per lasciarli andare è stato che quello che c’è lì dentro e che serviva ce l’ho da qualche parte dentro, comunque, e quelle me non sono più, tutta quella vita l’ho già vissuta. 

Un’indigestione di madeleines. Una personale processione del venerdì santo, un lungo ciclo che si chiude. In un certo senso il commiato dalla vita vissuta fin qui.

 

Stanotte poi dormire è stato difficile, e  stamattina mettere insieme il coraggio per alzarmi ancora di più ma con il caffè è arrivato un uccellino a cinguettare sulla mia spalla, una magia di sincronicità.

Leggo un messaggio di qualcuno che non conosco, apparsomi  per caso sui social:” Questo è l’unico giorno dell’anno senza Dio."

 

Anche per te? Allora siamo in due penso, e vado avanti a leggere.

 

"Da bambina il mio parroco ci faceva andare in chiesa il sabato santo per ascoltare il silenzio di Dio, diceva lui.

Un temerario della spiritualità. 

Il silenzio di Dio, lungi dal richiamare sensazioni di pace e serenità, aveva per me le note di un’attesa che non sapevi bene come andava a finire.

Era come tutte le volte che perdi qualcosa o qualcuno e resta solo da tacere.

Come quando non rimane niente di tutto quello che credevi ed è finita nel peggior modo possibile. 

Come quando tutto quello che potevi fare forse l’hai fatto, ma rimane il dubbio che potevi fare meglio e resti fermo ad aspettare non si sa bene cosa.

Come adesso, che stiamo tutti immobili in attesa che arrivi questa rinascita dal contagio zero e abbiamo davanti le strade vuote e un’estate confusa tra un’indefinita fase 2 e una fase 3 che è un miraggio.

Forse abbiamo avuto un’intuizione poco meno di un mese fa (...) quando abbiamo iniziato a creare (...)il nuovo progetto partendo da Eva, la prima donna. Il simbolo del libero arbitrio e della disobbedienza, dell’emancipazione, della consapevolezza e del "peccato originale" di voler scegliere rischiando; l’origine di questo nostro modo misterioso di pensarci infiniti per poi ritrovarci a fare i conti con la finitezza.

Proprio come oggi.

In questo silenzio abbiamo fatto parlare Eva. 

Colei che ha iniziato da capo il mondo l’istante esatto in cui ha perso il paradiso. 

Proprio come noi.

Quando Dio tace, Eva parla”. Manuela Toto

 

E' stata un'illuminazione, una serie di piccole lampadine associative hanno preso ad accendersi.

Ebbene si, quando Dio tace Eva parla. E in questi giorni parla tanto, in molti modi. Chiede di disfare e rifare, amare e perdonare, soprattutto lasciare andare e ripartire leggera.

E ora sono qui piena di eccitazione e curiosità. 

Come sarà la prossima vita, la vita di Eva? Cosa porterà?

 

E la tua Eva cosa ti sussurra?

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